Destra Nazional...'s profileLa tua scomoda VeritàPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    Annuncio

    Siccome l'offerta del blog di msn iniziava a starmi un po' stretta, ho deciso di trasferirmi su
     
     
     
    Questo spazio lo aggiornerò probabilmente solo per l'album foto.

    Tegn dur mai mulà!

    Borghezio (Lega) ad Affari: 'riguardati' gli diciamo a turno, lui tutte le sere vorrebbe andare in giro. Il dito medio era rivolto a...
    Lunedí 18.12.2006 10:31 da www.libero.it


    "Non credo si riferisse a qualcuno in particolare. Certo che sentendo l'opinione pubblica e i giornalisti, forse ha percepito una certa pressione da parte di chi dice 'Bossi non fa più comizi torrenziali ed è ancora malato'. Ma queste notizie non vengono dall'interno, ne sono certo, sicuramente gli sono state riportare e ha voluto spazzare via dalla mente dei leghisti l'idea che potesse mollare". Con queste parole l'eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio, intervistato da Affari, sul palco a Milano con Bossi nella manifestazione di domenica, interpreta il gesto del dito medio alzato da parte del segretario leghista e le sue parole "Io non mollo, è qualche imbecille che vuole farmi mollare, ma non mollo".

    "Non era del tutto indispensabile farlo - spiega Borghezio - perché di leghisti che pensano che Bossi voglia mollare non ne conosco. Ma è talmente affezionato alla Lega e ha un rapporto viscerale con la base del movimento che la sola idea che qualcuno pensasse che si autopensionasse gli ha tolto un po' il sonno. E ha voluto ben precisare. Però non è stato mai oggetto di discussione in consiglio federale il tema che Bossi potesse mollare, idea che non ha mai sfiorato i dirigenti. E' vero che a turno tutti noi gli diciamo 'riguardati', perché lui tutte le sere vorrebbe andare in giro alle feste della Lega, a partecipare e a parlare. Specialmente in inverno è meglio che si riguardi. Ma non c'è altro".
     
    La convince l'idea della federazione con Forza Italia e An?
    "Non ho mai nascosto che sono, resto e sarò fino alla fine dei miei giorni indipendentista. Non rinnego la mia linea. Ma se consideriamo la strategia della Lega e l'importanza di avere un sostegno forte per il nostro programma di realizzazione del federalismo, coinvolgere attraverso un'intesa più stretta le altre forze politiche dello schieramento va nella direzione giusta. La vedo con favore, nel momento in cui so che Bossi è garante assoluto della nostra autonomia. Non ci saranno compromessi sui nostri valori fondanti. La prima preoccupazione di Bossi nel dare mandato a Maroni di trattare lo statuto della federazione è che ci vengano garantiti spazi di autonomia per le nostre idee e i nostri programmi".

    Interrogazione di Umberto Marra

     
    Il sottoscritto
    Consigliere comunale

    Lugano, il 17 dicembre 2006

    Lodevole
    Municipio della
    Città di Lugano

    6900 Lugano TRAMITE POSTA ELETTRONICA


    INTERROGAZIONE

    NON E’ PIÙ “SFERA PRIVATA”!!!!!!

    Signor Sindaco,
    Signore Municipali, Signori Municipali,

    con il presente esposto chiedo che nei messaggi delle naturalizzazioni appaia di che religione è il richiedente dell’attinenza comunale, e/o Cittadinanza svizzera. Fino ad ora la fede è stata considerata un elemento della “sfera privata”, giusto, ma con l’avvento dell’integralismo islamico (e ripeto integralismo, che di fatto è un’ideologia politica e non religiosa – vedi il wahabismo -) in contrasto in molti punti con le nostre leggi, la nostra Costituzione, i nostri valori, le nostre tradizioni, i nostri usi e i nostri costumi, NON SI PUÒ FARE FINTA DI NIENTE!
    Personalmente, seppure stimo e rispetto i Commissari delle petizioni, credo fermamente che alcune domande ad alcuni candidati debbano essere fatte. Questo a salvaguardia di quello che i nostri antenati hanno costruito e per il mantenimento di quello che siamo.
    Domande che debbono essere fatte, a parer mio, ma che non vengono fatte, per una non meglio precisata “sfera personale”:
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, della poligamia?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, dei matrimoni forzati?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, dell’infibulazione?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, del velo integrale o parziale?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, dell’apostasia?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, della libertà d’espressione?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, dei diritti delle donne?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, del presepe, delle feste natalizie (e quindi non necessariamente religiose)?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, della sharia?
    - che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, della separazione Stato, laico e quindi non religioso, e la Chiesa, o la Moschea?
    - Che ne pensa l’aspirante svizzero, musulmano, del rito dove degli animali vengono sgozzati e poi, ancora in vita e quindi gli palpita ancora il cuore, fatti sgocciolare letteralmente del proprio sangue?
    La società, con la multiculturalità decisa dai politici della “realpolitik” e del “politicamente corretto”, sta cambiando. Sarà diversa, giusto o sbagliato che sia, non ho le capacità di giudicare. Ma una cosa è certa: non si possono cancellare anni di storia, di cultura, di tradizioni di usi e costumi. Bisogna, nel bene e nel male, prenderne atto e agire di conseguenza. Pena, negli anni, il soccombere a culture che non sono nostre!
    A questo punto domando:

    -Il Municipio, come di solito capita, mi da torto su tutta la linea della mia prefazione o, tanto di una volta, sono riuscito a fare capire che qualcosa bisogna veramente fare?
    - Se sbaglio, il Municipio si ritiene responsabile di quello, grazie ad una integrazione sbagliata, accadrà? (svizzeri che appoggiano l’integralismo islamico, ad esempio)
    - Se invece in parte ho ragione, che intende fare per ovviare a simili rischi? I Commissari in futuro potranno andare oltre alla “sfera privata” domandando, ad esempio, domande mirate come nella mia prefazione?

    Con cordialità, invio i miei saluti e auguri di BUON NATALE (ora possiamo festeggiarlo, chissà in futuro…).

    Umberto Marra, Consigliere comunale

    Ignoranza e calata di braghe!

    La voglia di minareti è estranea all'Islam
    - di SERGIO NOJA NOSEDA -

    Alcuni recenti servizi mandati in onda dalla televisione della Svizzera italiana sono stati dedicati, con le opportune interviste, al problema dei minareti in progetto nella vicina Confederazione.
    Il problema è essenzialmente concentrato su un certo snaturamento che ne risulterebbe del paesaggio tradizionale svizzero al quale i locali sono molto attaccati.
    In realtà, come nella maggioranza - sembra incredibile - dei casi sollevati attualmente dalla presenza islamica in Europa, il problema, molto semplicemente, non esiste. Nella fattispecie il minareto non ha un posto neanche nel più elaborato schema giuridico dell'Islam.
    Il minareto non appartiene propriamente alla moschea. Esso è una parte aggiunta man mano in varie regioni: ad imitazione di costruzioni locali ed è finita col divenire così tipica al punto che sembra naturale che non vi sia moschea senza uno o più minareti. Una volta adottato fu utilizzato come luogo vantaggioso per l'invito alla preghiera e come vedetta e torre di segnalazione in caso di necessità.
    Ma in realtà esso non è affatto necessario al culto e alla preghiera. Un'imponente, per il numero di fedeli, testimonianza in questo campo è data dal panorama indonesiano. Con più di 200 milioni di fedeli l'Indonesia vede nel suo panorama moschee di apparenza meschina e senza minareti. Cosa questa che suscita affermazioni di sorpresa nel visitatore occidentale che sente mancare, o meglio si sente privato di qualcosa dell'Oriente.
    In realtà quando il Profeta dell'Islam iniziò ad organizzare il suo gregge con i suoi doveri si pose il problema di come poter effettuare la chiamata alla preghiera.
    Come narra la tradizione, trovatosi di fronte alla realtà cristiana basata sulla percussione di un tubo appeso a delle corde e alla prassi ebraica di soffiare nel corno, disse ad un abissino dal grande petto: «Tu con la tua voce, chiamerai i fedeli alla preghiera». E così avvenne.
    Vale quindi la chiamata e non il luogo dal quale si chiama. Un sms mandato dal telefonino del muezzin ha lo stesso valore canonico. Ancora una volta, in questo caso, si somma ignoranza ad ignoranza. La prima è quella di molti in buona fede tra i musulmani ma anche di pochi in mala fede su cosa sia realmente l'Islam e in cosa consista essere musulmano.
    La seconda, grave colpa della nostra gente, è il non sapere cosa rispondere dando per scontato che ciò che i musulmani chiedono risponda veramente ai precetti dell'Islam.

    da Il Giornale

     

    E intanto che cosa succede da noi? Succede che si va avanti a calare le braghe: si vuole festeggiare il Natale nella scuole senza fare accenni al cristianesimo, succede che a Neuchâtel si chieda addirittura di evitare di festeggiare il Natale nelle scuole, e a Langenthal si costruisce il minareto.

    Ecco qui, purtroppo è la realtà:

    http://www.tio.ch/common_includes/pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=300397&idtipo=11

    http://www.udc-valais.ch/index.php?s=&id=606

    http://www.tio.ch/common_includes/pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=300485&idtipo=11

    Silvia Torricelli corre per il Consiglio di Stato

    L'immagine “http://www.legaticinesi.ch/images/stories/news/silvia_torricelli.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.dal sito della Lega
     
    Dopo i nomi certi dell'uscente Marco Borradori e dei Gran Consiglieri Lorenzo Quadri e Norman Gobbi, la lista trova nell'ex-magistrato dei minorenni Silvia Torricelli l'esponente "rosa" della lista leghista per il Governo cantonale.

    L'avvocatessa luganese si è detta  pronta a correrre per il Movimento, soprattutto in questo momento in cui tutte le energie devono essere impiegate.

    Il quinto nome, per il Locarnese, sarà reso noto entro fine anno.

     

    Interrogazione del Gladiatore al Municipio di Lugano

    Bell’insegnamento ai nostri giovani: se chiedi l’autorizzazione non puoi manifestare, se sei illegale puoi fare gazzarra ed essere violento. Signor Sindaco, Signore e Signori municipali, da giorni i giovani leghisti, accompagnati anche da giovani democentristi, avevano una autorizzazione per manifestare. Nel frattempo giovani d’ogni sorta (vedi CSOA il Molino, Partito del Lavoro, Giovani Progressisti, Movimento dei Senza Voce, Collettivo Zapatista, Individualità Anarchiche Ticinesi, SISA, Lokarno Autogestita, PS, Verdi, MPS, Com. Prov. ARCI (Va), del Coord. Circoli ARCI Valceresio e Circolo Name Diffusion ARCI di Cantello, dati presi dal sito indymedia.ch), avevano deciso che la manifestazione dei giovani di Destra era razzista e non andava fatta, quindi bisognava combatterla. Ora, domando: aveva ragione la polizia locale che ha autorizzato la manifestazione o questo circolo di pacifinti che a parole sono per la Pace ma illegalmente, visto che non avevano benché minima autorizzazione, cercavano lo scontro con i giovani di Destra? E le Autorità come possono affermare che la contromanifestazione degli illegali era “tollerata” visto che nessuno di questi aveva uno straccio di autorizzazione? Qua si da dire: bell’insegnamento ai nostri giovani, se sei illegale tutto va liscio, se invece sei legale … meglio stare fermo e zitto. A questo punto domando: 1. Si rende conto il Municipio l’esempio che si è dato ai nostri giovani (rimando al titolo)? 2. Quanto è costato cotanto intervento di polizia per evitare lo scontro tra giovani di Destra e di Sinistra? Chi paga? 3. Ha notato la polizia che, nonostante esiste un ordinamento comunale che afferma chiaramente che manifestare camuffati è illegale, come sempre i giovani Autonomi ed affini hanno contromanifestato coprendosi il viso? 4. Il Municipio intende, ancora e per l’ennesima volta, sottostare e genuflettersi ai voleri di quei pochi, come in passato, che cercano lo scontro con chiunque non la pensa come loro? 5. Non pensa il Municipio che è ora di dare, realmente, un taglio a simili violenze? 6. Come fa il Municipio a dichiarare che la contromanifestazione era “tollerata”, può spiegare meglio? Cordialità. Umberto Marra Cons. comunale UDC

    L'ennesima dimostrazione di intolleranza dei compagni pacifinti!

    Bravi pacifinti, ancora una volta avete dimostrato quando siete democratici e tolleranti bloccando la manifestazione di chi non la pensa come voi, non permettendo nemmeno che si scendesse in città! Passi il presidio, che comunque NON era autorizzato e che dunque non avrebbe dovuto esserci, ma su questa palese intolleranza e mancanza di rispetto non si può transigere! Chi è il vero fascista qui? Chi manifesta in difesa della propria cultura e delle proprie radici cristiane oppure chi bercia insulti e impedisce il regolare svolgimento di una manifestazione? Vergogna a voi e a chi vi sostiene (P$, PdL, MPS, Verdi eccetera eccetera), onore invece ai giovani che non si sono lasciati fregare e che piuttosto che ricercare lo scontro fisico hanno preferito sciogliere la manifestazione.
     
     
    da Tio
     
    Sfiorato lo scontro alla manifestazione dei Giovani Leghisti
     
    LUGANO - Scontro tra i giovani leghisti ed un gruppo del centro sociale autogestito luganese, che ha creato momenti di tensione.
     
    Il corteo dei leghisti, che come da programma, doveva partire dalla stazione di Lugano alle 15.30, non ha potuto muoversi, in quanto è stato bloccato dall'altro gruppo, gli autonomi del centro.
     
    La manifestazione si è poi sciolta senza incidenti, dopo che  sul posto sono intervenuti gli agenti antisommossa.
    L'immagine “http://www.tio.ch/common_includes/www.tio.ch/img/piccole/20061209_190551_01.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

    6000 franchi in monetine ;-)))

    Vicenda radar, seimila franchi di multa per Bignasca

    LUGANO - La sostituta procuratrice pubblica Marisa Alfier ha condannato il presidente della Lega dei ticinesi, Giuliana Bignasca, al pagamento di 6000 franchi di multa per la taglia sui radar.

    Bignasca - come si ricorderà - aveva scritto sul Mattino della Domenica che avrebbe offerto una ricompensa di 500 franchi a chi avesse sequestrato e consegnato una delle scatole che contengono i radar fissi, e addirittura 1'500 franchi se nella scatola ci fosse stato l'apparecchio per le fotografie.

    Una provocazione, quella del leader della Lega dei ticinesi, che ora gli costa una multa di 6000 franchi, come ha anticipato la RSI. Per la sostituta procuratrice pubblica l'articolo di Bignasca sul Mattino era una chiara forma di istigazione, tanto che il Ministero pubblico ticinese aveva aperto d'ufficio un procedimento penale a suo carico.

    La risposta del presidente della Lega:


    Giuliano Bignasca: "Se la stampa è già al corrente del decreto d'accusa nei miei confronti, al sottoscritto dal Ministero pubblico non è ancora giunta alcuna comunicazione. Ciò che la dice lunga sulle fughe di notizie dal Ministero pubblico e sull'evidente filo diretto esistente tra alcuni magistrati ed alcuni giornalisti. Il sottoscritto cercherà di sopravvivere al trauma psico-fisico provocato dalla proposta di pena contenuta nel decreto d'accusa; durante la necessaria riabilitazione, che sarà seguita da numerosi specialisti, valuterò le linee di condotta da adottare.

    Al momento - nella trepidante attesa che il Ministero pubblico si degni di informare, oltre alla stampa, anche il sottoscritto - sono aperte tre possibilità:

    1) presentare opposizione contro il decreto d'accusa (al proposito sono in corso trattative per valutare la disponibilità dell'avv. Carlo Taormina ad assumere il mio patrocinio);

    2) pagare la multa di 6000.- Fr  tramite 600mila monetine da un centesimo;

    3) pagare la multa di 6000.- Fr in natura, tramite consegna al Ministero pubblico di 12 scatole di radar.

    Sarà mia premura rendere noto (prima agli organi d'informazione, poi, eventualmente, al Ministero pubblico, in ossequio alla prassi di comunicativa di quest'ultimo) la scelta fatta".

    Il Nano una la fa, l'altra la inventa. Ottima risposta!!


    Bravo Ghiro!

    Petizione

     

    (costituzione cantonale art. 8 lett. l : “sono garantiti il diritto di petizione alle autorità e di ottenere risposta entro un termine ragionevole)

     

     

     

    Divieto costituzionale per ogni religione di fare pubblici richiami alla preghiera con mezzi e suoni che non facciano parte della nostra millenaria tradizione.

     

     

    Recentemente alcuni deputati hanno sottoscritto un’iniziativa parlamentare con la quale si chiede che venga inserito nella legge edilizia cantonale il divieto di costruzione di minareti sul territorio ticinese.

     

    La principale preoccupazione che sta dietro a questa proposta è probabilmente quella di evitare che un giorno queste torri possano essere utilizzate per il richiamo alla preghiera secondo le consuetudini dei Paesi di tradizione islamica. E’ però possibile che la soluzione scelta o non sia realizzabile dal punto di vista legale o non raggiunga la necessaria maggioranza in Parlamento.

     

    I minareti , per alcuni sono dei simboli di conquista territoriale ( e dunque da evitare anche se non vengono utilizzati per il richiamo alla preghiera) e per altri dei semplici elementi architettonici ornamentali  ( e dunque da tollerare in nome della libertà di religione).  Se sull’opportunità o meno di consentire la costruzione di minareti vi possono essere divergenze di opinione, penso che una stragrande maggioranza di cittadini sia assolutamente contraria alla possibilità che un giorno o l’altro queste eventuali torri possano essere utilizzate per il richiamo alla preghiera (con o senza altoparlanti) che nell’Islam avviene 5 volte al giorno ( la prima volta verso le 4 del mattino e l’ultima volta verso le 23).

     

    Va rilevato che dal punto di vista teorico eventuali pubblici appelli alla preghiera per mezzo vocale o con l’ausilio di altoparlanti o megafoni potrebbero essere fatti – previo consenso di qualche tribunale - anche senza la costruzione di torri religiose : basterebbe infatti diffondere tali appelli da un qualsiasi punto sopraelevato, ad esempio dal tetto di un edificio religioso.

     

    Onde evitare che ciò accada, e indipendentemente dall’esito che avrà la proposta di proibire la costruzione di minareti, con la presente petizione chiedo dunque :

     

    che venga inserita nella Costituzione cantonale una norma, valevole per tutte le religioni, che vieti qualsiasi tipo di pubblico e  sonoro richiamo alla preghiera per mezzo vocale o con l’ausilio di megafoni o altoparlanti, ad eccezione di quello prodotto dal tradizionale  e millenario suono delle campane.

     

     

    Motivazioni

     

    All’inizio dello scorso mese di novembre ho seguito alla Facoltà di teologia di Lugano un corso di tre giorni avente per tema “Introduzione all’Islam”.  Quale oratore di eccezione vi era un profondo conoscitore dell’Islam, del corano e degli arabi, e cioè il prof. Samir Khalil Samir, un arabo egiziano cristiano e gesuita che per dieci anni (1975-1986) ha insegnato presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma e che attualmente vive a Beirut, dove insegna in diverse facoltà dell’Università Saint-Joseph e dove ha fondato il Cedrac (Centre de documentation et de recherches arabes chrétiennes).  Padre Samir ha pure scritto diversi libri, fra cui segnalo  “Cento domande sull’Islam”, edito da Marietti (Genova).

     

    Per ricollegarci a questa petizione, Padre Samir ha detto che i politici dovrebbero informarsi meglio prima di accettare in nome della tolleranza le richieste di quei rappresentanti dell’Islam integralista  ( coloro cioè che applicano alla lettera il corano senza cercare di “interpretarlo” in chiave moderna) il cui scopo principale non è quello di aiutare i musulmani a integrarsi nella società occidentale bensì quello di proclamare la loro diversità, di “islamizzare” i musulmani europei e in pratica di “ghettizzarli”. Secondo Padre Samir bisogna essere in grado di distinguere ciò che fa parte della religione islamica da ciò che fa parte della tradizione, perché la tradizione non c’entra con la libertà di religione e, quand’anche c’entrasse, la precedenza va data al rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato, senza fare eccezioni per alcuno. Non bisogna insomma aver timore di passare per degli intolleranti difendendo questi sacrosanti concetti.

     

    Fra le cose che fanno parte della religione islamica, sempre secondo Padre Samir, vi è il richiamo alla preghiera ( che in origine avveniva solo tre volte al giorno) ma non certo i minareti, che in origine erano delle torri utilizzate a scopi militari per avvistare il nemico . Per cui i minareti non c’entrano con la libertà di religione. E’ vero che alcuni dirigenti delle varie comunità islamiche svizzere (fra cui il direttore del centro islamico di Ginevra, Hani Ramadan – nipote del fondatore del movimento integralista dei Fratelli musulmani - lo stesso che nel 2002 fu sospeso dall’insegnamento nelle scuole per aver giustificato la lapidazione delle adultere in un articolo pubblicato su “Le Monde”) si sono affrettati a rilevare che i minareti non saranno utilizzati per la preghiera, ma Padre Samir, a una mia precisa domanda in tal senso, ha risposto “e allora perchè mai li vogliono costruire ?” e ha aggiunto che forse non li utilizzeranno all’inizio,  ma… sarà sempre così ?  Egli ha pure rilevato che in una società occidentale l’appello alla preghiera sarebbe una cosa impensabile, in quanto non conforme alle tradizioni di questa civiltà (da notare che, per motivi di quiete pubblica, in Arabia Saudita è vietato il richiamo alla preghiera con il megafono e in Egitto è proibito il primo appello mattutino, anche se nessuno rispetta questo divieto). Sempre secondo Padre Samir l’eventuale introduzione del “muezzin” in Occidente sarebbe considerato come un’offesa o come un’”aggressione”, anche perché il contenuto dell’appello alla preghiera – nel quale si ribadisce che non v’è altro Dio all’infuori di Allah e che Maometto è il suo profeta – sarebbe inaccettabile per una società laica.

     

    Per concludere Padre Samir ha detto che al limite si potrebbe accettare la costruzione di piccole torrette ornamentali alte 2 o 3 metri e dunque piuttosto discrete, ma che in ogni caso andrebbe dapprima chiarito a livello costituzionale che tali costruzioni non potranno mai essere adoperate per il richiamo alla preghiera, “perché ciò va fatto subito e non quando sarà troppo tardi”.  Questa petizione porta dunque la mia firma ma in pratica è come se fosse stata suggerita da Padre Samir.

     

    Infine quest’ultimo ha espresso la speranza che la riforma dell’Islam possa partire dai musulmani d’Europa, che hanno assimilato la cultura europea,  “perché da noi tale riforma non si farà mai, o almeno non nei prossimi 50 anni.. Ma finchè l’Occidente continuerà a ragionare in termini di tolleranza anziché  usare la ragione, non migliorerà nulla neppure in Europa “.  Parole già lette nel libro “La forza della ragione”, di Oriana Fallaci. Parole pronunciate da qualcuno che sa di cosa parla.

     

                                                      Distinti saluti                    Giorgio Ghiringhelli

    Cultura libera!

     
     
    Riprendo questo manifesto di AN perché anche da noi la situazione non è affatto migliore! La scuola è rossa e ci insegna la storia vista dai rossi, non la vera storia! Ricordo ad esempio che in quarta liceo, un professore ci ha fatto vedere un film su Pol Pot dicendoci "la scuola deve insegnarvi tutta la storia, non solo quella che fa comodo a lei. Avete il diritto di sapere che non c'è stato solo Hitler come dittatore, che non solo la destra ha avuto i suoi regimi sanguinari!": la maggior parte di noi, nemmeno sapeva chi fosse Pol Pot! Non è mai citato nei libri di scuola ufficiali, se non marginariamente!
    Cominciamo a leggere qualche libro un po' fuori dagli schemi, ad esempio Le bugie della storia di Piero Melograni.
     
    PS: grazie Paolo per il manifesto ;-)

    Altra cazzata del "dottor" Wicht!

    Il "dottor" Wicht ne ha combinata un'altra delle sue: temendo (giustamente) di essere superato, anzi surclassato, nel numero di voti da Soldati ha pensato bene di escludere pure lui dalle liste per il Gran Consiglio!! Bravo Paolo Clemente, e ora a quanto credi che scenderà la percentuali di voti che riceverà la tua UDWicht? Dal 4% del sondaggio del Caffè al 3? Al 2? E come credi ancora di poter fare un Consigliere di Stato? Martignoni farebbe meglio a scappare da questo pseudo-partito, prima di perdere anche il posto di sindaco di Bellinzona!
    Così vanno le cose in casa UDW, altre persone nella destra ticinese rideranno un po' e tireranno un attimo il fiato...

    Articolo e commenti su Ticinonline

    L’Udc Ticino: un caso semplicemente indegno

    Probabilmente un caso simile non si era mai visto nella storia politica del Ticino. Chi credeva che con la presidenza di PCWicht quasi dottor, il radicale cambio di linea con la riduzione del giornale ad un organo parrocchiale, l’abbandono di qualsiasi ideale politico, il patto con la Lega poi tradito per una lista “udc” capeggiata da un radicale, l’eliminazione dalle liste di un Gran Consiglio del deputato Marra e tante altre bassezze che abbiamo già elencato, chi credeva dunque che a questo punto l’Udc Ticino avesse toccato il fondo dovrà ricredersi.

    L’Udc Ticino è riuscita nel record di indegnità di radiare dalle liste alle prossime elezioni Gianfranco Soldati.

    Che è il capo gruppo parlamentare in carica, vice presidente onorario, decano del Parlamento, già riconfermato capo gruppo dai parlamentari nonostante le trame di Wicht.

    Non vogliamo scomodare le grandi parole, tipo il termine “democratico” per l’Udc di Wicht: infatti è ormai solo un partito cialtrone.

    Ma sarebbe bene sapere cosa ne pensano gli elettori che avevano scelto Soldati, se ritengono democratico ( si chiama unione…democratica!..) togliere dalle liste elettorali il parlamentare più votato del partito!

    E’ un insulto alla decenza, prima ancora che all’intelligenza!

    Purtroppo Soldati è uomo infinitamente più corretto di personaggi come Wicht e i suoi tirapiedi e non farà quello che avrebbe il diritto di fare : denunciare in parlamento il comportamento dell’Udc e prendere ufficialmente le distanze da un partito ormai infrequentabile.

    Ci si può chiedere perché Wicht ha fatto una simile mossa assurda , che darà un colpo mortale alla credibilità di un partito che silura il suo capo gruppo dalla cristallina storia politica nella destra cantonale, una storia che l’attuale presidente da operetta non avrà mai, cancelle il suo ex presidente sotto la cui guida l’Udc aveva fatto il  miglior risultato della sua storia, butta fuori il suo presidente onorario e il parlamentare più votato.

    La risposta sta sicuramente in quest’ultime parole: più votato.

    Wicht , questo ectoplasma senza carisma, questo contorsionista per tutte le stagioni, sarebbe stato stracciato da Soldati alle prossime elezioni. Sarebbe stato fatto a pezzi.

    Doveva dunque eliminare Soldati.

    Il suo calcolo è semplice quanto cinico. Se il partito vince , miracolosamente,  Wicht non dovrà spartire il potere con nessuno. Se perde non ci sarà più nessuno a potergli rinfacciare di aver gestito il partito in modo vergognoso, ad averlo portato alla rovina. Saranno tutti, i Mellini, i Siccardi e Cie, suoi complici.

    In questa operazione Wicht non aveva niente da perdere, salvo la faccia. Ma quella l’ha già persa da un pezzo.

    Quando il vento accarezza l'erba

     Quando il vento accarezza l’erba

    Gianfranco Montù

    Gira per le sale cinematografiche un film per una volta non banale,  Il vento accarezza l’erba” , sulla lotta per la libertà degli irlandesi.

     Al di là dei giudizi critici, artistici e politici che si possono esprimere sul film, peraltro ottimo, penso che lo si dovrebbe far obbligatoriamente visionare a quanti decidono di battersi per una causa politica. In particolare se scendono in campo nazionalista, per la difesa della loro terra, della loro gente: non cioè per cambiare un sistema economico, ma per affermare il loro diritto all’esistenza e alla libertà.

    Oggi , lentamente ma prepotentemente, dopo le utopie comuniste e l’usurocrazia del globalismo capitalista, .stanno tornando con forza, seppur ancora embrionali,  in Europa dei  movimenti nazionalisti. Torna la consapevolezza della necessità vitale di essere liberi non solo per un bisogno spirituale, che sentono purtroppo ancora in pochi, ma anche per gestire il proprio futuro: che appare sempre più scuro.

    Solo una minoranza per il momento è in grado di cogliere il messaggio e agire in quella direzione.

    La stampa della grande finanza mondialista controlla ancora le menti, e riempie le pance anche se spesso a credito. Ma i tempi sono maturi. Le crepe del sistema si vedono.

    Molti lettori ci hanno scritto con domande sulla “destra” e sulle sue radici politiche. Siamo riusciti a dare poche risposte, altre ci ripromettevano di darne, in tema di dottrina politica e filosofica.

    Ma  sembra qui utile ripetere un paio di concetti. Destra , se così vogliamo chiamarla, è innanzitutto coscienza della realtà: una realtà che non regala diritti, che non ammette utopiche uguaglianze, che non garantisce paradisi, né in cielo né in terra.

    In questa realtà l’uomo aspira all’ordine, il suo archetipo platonico in antitesi al caos. L’ordine  morale kantiano e il più banale ma essenziale ordine delle quotidiane cose. La natura non è né amica né ostile: segue l’ordine delle cose. Per sopravvivere l’uomo ci deve convivere, adattarla ai suoi bisogni se possibile e adattarsi quando necessario. Ne deriva , con buona pace dei pacifisti, che la lotta per la sopravvivenza è una costante guerra. Perché la pace in natura non esiste e nessuno gruppo, al di là delle banalità e delle frasi fatte, è veramente pacifico. Neanche in convento regna la pace. Le forme della guerra sono diverse, lo scopo uguale: sopravvivere. Come individui, come famiglie, tribù, popoli, nazioni. Ma anche come idee, modelli civili, potenza creatrice. Non si lotta solo per sopravvivere ma spesso anche per imporsi, imporre un ordine. Sia a livello individuale che collettivo.

    Ogni popolo, come aggregazione di individui uniti dalla razza, dalla cultura, dal comune passato, dalla tradizione e dagli interessi comuni, cerca il proprio ordine, crea il proprio modello civile. Fatalmente tende ad espanderlo. Quando lo fa con la forza scoppia  la guerra.

    La storia della rivolta irlandese contro l’impero britannico è quella di un popolo povero, arroccato fra rocce e pecore e qualche cavallo, tra birra, erba e pioggia quasi perenne.

    Ricco solo del suo passato, fiero della sua etnia celtica, della sua lingua, delle sue tradizioni, della sua religione, un cattolicesimo tutto particolare.

    Per questo suo ordine, per queste radici, e per avere la libertà di conservarle un pugno di poveri diavoli irlandesi, senza soldi e senza armi, entrò, agli inizi del ‘900 in un durissimo conflitto con quella che era la prima potenza mondiale, l’impero britannico. Un po’ come secoli prima un gruppo di montanari svizzeri aveva sfidato la potente Casa Asburgica.

    Non per soldi o per conquista, ma per qualcosa di molto più importante, per la libertà di essere se stessi. La prima delle libertà: quella economica, pur necessaria, viene dopo.

    Ma la cosa davvero più importante, la cosa per cui vale la pena che i giovani vadano a vedere quel film, è che quando si fa la scelta di lottare per la libertà non ci possono essere compromessi.  Non la si può mai  fare per opportunismo. La libertà costa cara. Ma non è difficile capire da che parte stare per difenderla, una volta individuati i suoi nemici. Il fatto è che bisogna mettere in palio la propria vita.

    Non siamo in tempi così duri.

    Non ancora. Ma le fondamenta di un prossimo totalitarismo già ci sono, il dominio straniero è già in atto anche se abilmente sfugge ai non addetti ai lavori. E' indispensabile reagire per tempo, cominciare a fare una scelta di libertà.  La repubblica del Canton Ticino è piccola ma già molto più libera di molti paesi europei: l'attuale benessere però crea pericolose illusioni. Quella libertà occorre mantenerla e ampliarla, la Svizzera italiana può essere un esempio, gli elettori ticinesi hanno già provato ampiamente di saper scegliere se solo ne hanno l'opportunità. Certo occorre uno strumento politico.Ma quanti fra coloro che lamentano la mancanza di un vero movimento nazionalista in Ticino, sul modello del Democratici Svizzeri o dell’UDC-SVP prima maniera, hanno il coraggio di scendere in campo, senza pensare a come andrà a finire, senza pensare a vantaggi politici e meno che mai a vantaggi personali e clientelari, ma solo perché sentono il bisogno di farlo, perché nonostante i nuovi balivi usino il guanto di velluto (per il momento) sempre balivi sono e vogliono imporre la loro legge? Invece di dissertare sulla destra o sui minareti passino all’azione, si facciano sentire, si riuniscano, cerchino altri militanti disposti a rischiare. O tacciano, lascino la lotta politica e si limitino ad ascoltare il vento che accarezza l’erba.

    tratto da Retelibera.com, editoriale del 16.11.2006

    Soldati in difesa di Marra!

    Caso Marra, Soldati: "Disapproviamo" 
     
     LUGANO - Nelle scorse settimane la sezione di Lugano dell'UDC aveva deciso di non ripresentare il deputato Umberto Marra alle prossime elezioni cantonali di aprile. Caso aperto.

    Oggi a prendere posizione sul caso è stato il capogruppo UDC in Gran Consiglio Gianfranco Soldati, che ha definito la decisione come "politicamente inopportuna".

    "La disapproviamo - ha continuato Soldati, ai microfoni della RSI - e facciamo richiesta che la questione venga discussa in modo più approfondito nell'interesse di tutto il partito". 

     
     
    Nell'interesse di tutto il Canton Ticino direi! Non si può escludere così uno dei pochi veri politici del nostro parlamento!!

    E noi chi ci aiuterà?

     All’indomani del sì alla legge sulla cooperazione con i Paesi del­l’ Europa dell’est, l’ Unione euro­pea ha ribadito che la Confedera­zione dovrà passare nuovamen­te alla cassa. Con l’adesione di Bulgaria e Romania si aprono nuovi mercati e il contributo el­vetico dovrà quindi essere adat­tato, ha spiegato Eneko Landabu­ru, capo della Direzione generale delle relazioni estere della Com­missione europea.
    La Commissione europea ha inoltre ribadito che non intende dimenticare il tema delle agevo­lazioni fiscali concesse dai can­toni, che secondo l’ UE violano l’accordo del libero scambio. La commissione invierà all’inizio del 2007 agli stati membri un docu­mento che inviterà la Svizzera a mettersi in regola con le norme dell’ UE.
    Da parte sua l’ambasciatore elve­tico presso l’ UE Bernhard Mar­furt ha ribadito la « posizione cri­stallina » della Confederazione in materia:l’accordo di libero scam­bio regola il commercio, non vi è alcuna relazione con la fiscalità.

    Toh, guarda saremo chiamati nuovamente alla cassa!! Non è una novità, lo si gridava già prima di votare, eppure non è servito a nulla. Il cieco europeismo dei romandi rasenta l'idiozia e purtroppo anche a causa loro la votazione è passata. Sono contento del risultato ticinese, dimostriamo di aver capito il pericolo e speriamo che un giorno se ne accorgano anche gli altri... Prima o poi quando saremo poveri in canna, ci sarà un'inversione di tendenza. Quello che mi chiedo è: ma quel giorno che sarà la Svizzera ad aver bisogno di aiuti chi ci darà una mano?? Domanda da cento milioni...

    E poi, ma che cacchio c'entra l'accordo di libero scambio con le agevolazioni fiscali? Cosa gliene frega alle testine di Bruxelles se i cantoni applicano imposte regressive e agevolazioni fiscali? Come se non bastasse già l'iniziativa che lanciano i socialisti per abolire la concorrenza fiscale tra i cantoni e l'aliquota regressiva, arrivano anche questi qui a rompere a casa nostra! Stiamo lontani da quest'Europa, entrare nell'UE sarebbe la fine della nostra sovranità, dei nostri diritti popolari e della nostra democrazia!

    W la demoKrazia

    Siamo alle solite: la commissione giuridica del Nazionale ha consigliato alla camera di non entrare in materia sull'iniziativa popolare per l'internamento a vita dei delinquenti perché viola la CEDU...urca! Invece i diritti popolari si possono calpestare così? La gente si spacca il culo per raccogliere firme per un'iniziativa che impedisse a certe bestie di tornare in circolazione (persino mia mamma raccoglieva le firme...) e poi si dice che quest'iniziativa non rispetta il diritto internazionale...ma dico io, esiste un controllo preventivo delle iniziative popolari per qualche cosa, o no? E allora perché si è messa in votazione se si sapeva già che non andava bene? E perché gli Stati hanno già adottato i vari cambiamenti? Speriamo che anche il Nazionale se ne freghi e voti ste benedette modifiche!
    Poi qualcuno mi spiega come mai in altri paesi l'internamento a vita esiste, oppure si possono sommare le pene tipo in Spagna dove c'è chi si becca 400 e passa anni di galera? Solo la Svizzera si china sempre ai diktat che arrivano dall'alto?

    Scendoinpiazza.it

    Sul sito scendoinpiazza.it le trovate dei militanti in vista del corteo del 2 dicembre a Roma

    [vedi anche in questo blog: Foto-Avanti miei Prodi]

    Consiglio federale: un miliardo di cazzate!

    Miliardo di coesione: chi si vuole prendere in giro?

    L'immagine “http://www.legaticinesi.ch/images/stories/news/miliardo_coesione.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

    Le bugie hanno le gambe corte. In particolare le hanno cortissime le fole del Consiglio federale sul miliardo di coesione. I 7 non sanno più a che santo votarsi per tentare di far digerire al cittadino contribuente l’improponibile regalo all’UE che si vuole fare con i suoi soldi. Sull’opuscolo informativo (quanti l’hanno letto?) il governo si premura di sottolineare che il miliardo di coesione verrebbe versato dalla Svizzera a titolo puramente volontario. Così volontario che il medesimo Consiglio federale ha paventato ritorsioni da parte dell’UE in caso di No popolare il 26 novembre. Ma chi si crede di prendere in giro?

    D’altra parte, è ovvio che, se anche il miliardo di coesione fosse davvero volontario, questo non sarebbe certo un punto a favore del Consiglio federale, che fa tirare la cinghia ai cittadini svizzeri per poi fare, a titolo volontario, regali miliardari ai 10 nuovi Stati membri dell’Europa dell’Est.

    Quello che invece ci si dimentica spesso e volentieri di dire è che oltre al miliardo di coesione, il Consiglio federale vorrebbe continuare a farci pagare aiuti all’Est europeo e che a questa voce la Svizzera dal 1990 ha già sborsato almeno 4 miliardi. Ebbene, adesso è il momento di smetterla di pagare! Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Slovenia, Lettonia, Estonia, Lituania, Cipro e Malta sono diventati nuovi membri dell’UE, non nuovi cantoni della Confederazione. Quindi, l’allargamento ad est fa il piacere di pagarselo l’Unione europea, di cui noi abbiamo la fortuna di non fare parte (e non certo per merito del Consiglio federale).

    I signori di Bruxelles, ossia l’allegra combriccola capitanata da personaggi del calibro di Mortadella Prodi (fino a poco tempo fa) e adesso dal portoghese Durao “Bavoso”, attaccano senza remore il nostro segreto bancario e il nostro federalismo fiscale (il dramma è che a Berna ci sono orecchie pronte ad ascoltarli) e poi pretendono anche di farci pagare contributi di coesione all’UE?

    Un Consiglio federale serio li avrebbe mandati per direttissima ad “espletare bisogni fisiologici”. Il nostro invece si genuflette e promette i miliardi dei contribuenti.

    Perché miliardi al plurale? Perché, come anche il Gigi di Viganello ha ormai capito malgrado il “fragoroso silenzio” nel merito del Consiglio federale, se per malaugurata ipotesi il prossimo 26 novembre la Legge sulla cooperazione (?) con i paesi dell’Est europeo dovesse passare, i cittadini svizzeri sarebbero chiamati a versare contributi di coesione anche a tutti i futuri Stati membri UE.

    In prima fila Romania e Bulgaria (membri dell’Unione europea a partire dal primo gennaio 2007), che, tanto per non sbagliare, hanno già chiesto a Berna un contributo volontario di 350 milioni di franchi; e poi la Turchia. Vogliamo continuare a pagare miliardi all’estero mentre noi tiriamo la cinghia, ottenendo, in cambio, invasioni di manodopera a basso costo, e quindi disoccupazione e dumping salariale?

    Non possiamo credere che i cittadini svizzeri possano essere così allocchi (termine da sostituire a piacimento con quello usato da Berlusconi poco prima delle elezioni italiane) da volere una cosa del genere!

    Lorenzo Quadri, Lega dei Ticinesi

     

    Invece è arrivata la ministra Occhigrandi Leuthard a dire che crede che gli svizzeri siano abbastanza intelligenti da aver capito l'importanza di votare sì...ergo, io non ho capito un emerito ca..volo e sono pertanto stupido? Bello vedere quanto rispetto abbia una consigliera federale di chi vota diversamente da lei! Perché invece di continuare a regalare soldi a destra e a manca come dei babbi natali, non ci teniamo il miliardo e lo investiamo per la nostra gente, per la gente che abita in Svizzera? Una recente statistica ha stabilito che da noi ci sono un milione di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà!! Un milione!! Perché non aiutare prima questi? Perché regalare soldi ai paesi dell'est, rendendoli in questo modo anche più attrattivi per le nostre aziende che trasferiranno armi e bagagli in quei paesi, con conseguenti perdite di posti di lavoro da noi?

    Tutti in massa a votare NO domenica, anzi sarà meglio che io vada subito a spedire la busta...

    E avanti con la censura...

    da http://it.novopress.info e pubblicato anche su http://www.ticinolibero.blogspot.com qualche settimana fa.

    Incredibile ma vero: in Svizzera si vieta la bandiera nazionale perchè “emblema provocatorio”!
    A Roggwil, località della Svizzera tedesca, la “Commisione scolastica” ha vietato agli studenti di indossare “gadget d,’bbigliamento provocatori”: tra essi figura anche il simbolo nazionale della Confederazioni Elvetica, la croce bianca su fondo rosso.
    La Commissione non è arrivata al punto di proibire le bandiere vere e proprie, ma ha vietato, ad esempio, che “un intero gruppo di allievi” rechi la croce elvetica sui propri vestiti: questo perchè indossare in gruppo il simbolo del paese potrebbe “generare circostanze provocatorie ed influenzare negativamente il clima sociale”.

    Il Presidente di questa stupefacente Commissione è un certo Fredy Lindegger, politico legato al movimento AKZANT, che si definisce “alternativa di sinistra”. Il caro Lindegger ha aggiunto che le ragazze che si uniranno a tali gruppi, e mostreranno di essere contente, saranno considerate “elementi provocatori” in maniera ancora maggiore. Allo stesso modo, vige il divieto sulle “uniformi militari” e le “tenute da combattimento”.

    Ecco la reazione dei Democratici Svizzeri: http://www.schweizer-demokraten.ch/SchweizerKreuz_Schuluniformen.pdf

     

    4x4

    "4x4 vive la Suisse" o "4x4 vive le Schwiizerdütch"? Sì, perché la trasmissione per i 75 anni della SRG SSR Idée Suisse non è stata condotta nelle 4 lingue nazionali, ma nelle 3 lingue nazionali e in svizzero tedesco. Sarò sempre e solo io a lamentarmi, ma se la lingua ufficiale è il tedesco, almeno cercate di condurre una trasmissione che va in onda in tutta la Svizzera in tedesco e non nel vostro dialetto. Inutile poi lamentarsi che i piccoli svizzero-tedeschi sanno solo il loro dialetto e hanno grosse lacune nel parlare l'Hochdeutsch...